INVICTUS, 100 musicisti e un ponte lungo un secolo: Lombardia e Veneto si ritrovano nella musica
Non è soltanto un concerto. E forse è proprio questo il punto. Cento persone sul palco, due luoghi simbolo del Veneto, una storia che parte dalle migrazioni del Novecento e arriva fino a una causa sociale molto concreta. Il 19 e 20 settembre 2026 arriva INVICTUS, il progetto autunnale del Masolino Ensemble, Coro e Orchestra Sinfonica di Castiglione Olona, e dietro le note c'è una storia che riguarda lavoro, memoria, territorio e inclusione.

Dimenticate per una volta il classico appuntamento musicale da segnare in agenda e poi archiviare. Qui il programma è più ambizioso: mettere in comunicazione due territori che, apparentemente, potrebbero raccontare storie diverse e che invece condividono un pezzo importante della propria identità.
Lombardia e Veneto si incontrano attraverso 50 coristi e 50 orchestrali, diretti dal Maestro Matteo Madella, direttore artistico e musicale dell'ensemble.
E il risultato promette di essere uno di quegli appuntamenti nei quali il concerto è soltanto l'inizio.
Due giorni, due luoghi, una stessa idea
La prima tappa è fissata per sabato 19 settembre alle ore 21, nella Chiesa Arcipretale di San Biagio a Piombino Dese, in provincia di Padova.
Un luogo particolarmente significativo anche perché l'evento sarà inserito nell'avvio della stagione autunnale e nelle iniziative legate al decennale della Sala San Tommaso Moro.
Ventiquattr'ore dopo, domenica 20 settembre, la formazione si sposterà a Castelfranco Veneto.
Alle 15.30, il Duomo ospiterà il secondo concerto di INVICTUS.
Due scenari diversi, dunque, ma una medesima filosofia: utilizzare la musica non soltanto come spettacolo, bensì come occasione per rimettere in circolo una memoria collettiva.
L'ingresso sarà a offerta libera.
Ed è proprio quel dettaglio a cambiare la prospettiva: non un evento costruito attorno alla distanza fra palco e pubblico, ma un appuntamento nel quale la partecipazione può diventare parte integrante del progetto.
La vera storia comincia molto prima del concerto
Per capire bisogna fare un salto indietro nel tempo.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, lo sviluppo industriale della Valle Olona e del Varesotto attirò numerose famiglie provenienti dal Veneto. Padova, Treviso e Vicenza furono tra le aree interessate da questi movimenti migratori interni.
Persone che lasciavano campagne e paesi d'origine per cercare lavoro, stabilità e nuove possibilità.
È una pagina della storia italiana che spesso rimane sullo sfondo quando si racconta la grande industrializzazione del Nord. Eppure quelle migrazioni contribuirono a costruire comunità, famiglie e relazioni destinate a sopravvivere alle generazioni.
Non per trasformare il passato in una celebrazione nostalgica, ma per riportare al presente un legame fra territori nato oltre un secolo fa.
La musica, in questo caso, diventa una specie di filo rosso: parte dalla memoria e arriva alla contemporaneità.
E quel nome, Masolino, non è affatto casuale
Anche il nome dell'ensemble porta con sé un pezzo di territorio.
Masolino Ensemble richiama infatti Masolino da Panicale, artista del Quattrocento legato agli straordinari affreschi del Battistero di Castiglione Olona, nel Varesotto.
Un luogo che racconta già nel proprio patrimonio artistico una vocazione all'incontro fra culture e linguaggi.
L'ensemble nasce nel 2017, insieme all'Associazione Fa-Re Coro, sviluppando progressivamente un'attività dedicata alla diffusione della musica corale e sinfonica.
La scelta di portare questa esperienza in Veneto assume quindi un significato ulteriore: il repertorio musicale esce dai suoi confini abituali e diventa strumento per raccontare un territorio attraverso un altro territorio.
Cento musicisti, ma il protagonista non è il numero
Cento elementi fanno certamente notizia.
50 coristi + 50 orchestrali = una formazione capace di trasformare due luoghi storici in grandi spazi d'ascolto.
Ma fermarsi alla dimensione dello spettacolo sarebbe riduttivo.
Il cuore è infatti l'idea che una produzione culturale possa avere contemporaneamente una dimensione artistica e una ricaduta sociale.
Ed è qui che entra in gioco un secondo filo narrativo.
La musica diventa anche solidarietà
Una parte delle offerte raccolte durante gli appuntamenti sarà destinata alla Fondazione Vite Vere Down DADI di Padova, realtà attiva dal 2017 con progetti dedicati all'autonomia, all'inclusione, all'inserimento lavorativo e alla qualità della vita delle persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva.
È un passaggio importante perché modifica il significato stesso dell'evento.
Il pubblico non è chiamato semplicemente ad assistere. Può contribuire.
La cultura, quindi, non rimane confinata alla dimensione simbolica: attraverso la raccolta di offerte può trasformarsi in un sostegno concreto.
A promuovere e sostenere l'iniziativa è la famiglia di METAU ENGINEERING Srl di Piombino Dese, con l'obiettivo di valorizzare proprio quel legame storico e umano fra Veneto e Lombardia.
La cultura non come lusso, ma come infrastruttura
C'è poi un'idea che attraversa idealmente tutto il progetto: quella della cultura come bene condiviso.
Una prospettiva il valore della musica e delle istituzioni culturali come strumenti accessibili e capaci di produrre inclusione.
Perché se una sala, una chiesa o un teatro possono diventare luoghi nei quali persone diverse si incontrano, allora la cultura smette di essere semplicemente un contenuto da consumare.
Diventa un luogo.
E, soprattutto, diventa relazione.
La parte più interessante del progetto, forse, è proprio questa.
Non c'è soltanto un ensemble che attraversa due città.
C'è una storia migratoria che torna a essere raccontata. Ci sono famiglie che oltre un secolo fa hanno seguito il lavoro verso un'altra regione. Ci sono territori che oggi si incontrano nuovamente. Ci sono cento musicisti. E c'è una raccolta destinata a sostenere percorsi di inclusione.
La musica fa da collante.
È questo il messaggio più forte: il patrimonio culturale non è qualcosa da mettere sotto una teca e osservare da lontano. Può essere riutilizzato, reinterpretato e trasformato in energia per il presente.
E forse è proprio qui che un concerto diventa una notizia.
Sabato 19 settembre 2026, ore 21 Chiesa Arcipretale di San Biagio Piombino Dese (PD)
L'appuntamento inaugurerà la stagione autunnale e sarà collegato alle iniziative per il decennale della Sala San Tommaso Moro.
Domenica 20 settembre 2026, ore 15.30 Duomo di Castelfranco Veneto (TV)
L'accesso sarà a offerta libera e una parte delle offerte verrà destinata alla Fondazione Vite Vere Down DADI.
Due date, cento musicisti e una storia che parte da lontano.
E quando un'orchestra diventa il punto d'incontro fra memoria, territori e solidarietà, forse il concerto non finisce quando cala l'ultima nota.





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