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Quotidiani in difficoltà, digitale sotto pressione: i dati AgCom raccontano un mercato che cambia

Il settore dell’informazione continua a trasformarsi rapidamente. La crisi dei quotidiani non riguarda più soltanto le edicole e le copie stampate: anche il digitale mostra segnali di rallentamento, mentre il pubblico si concentra sempre più su poche grandi testate.

È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio sulle comunicazioni dell’AgCom,

che fotografa l’andamento dei principali comparti regolati dall’Autorità e mette a confronto dati relativi a editoria, informazione online, telecomunicazioni, televisione, radio, pubblicità digitale ed e-commerce.

Nel complesso, il valore delle aree economiche monitorate

dall’Autorità ha raggiunto nel 2025 58,84 miliardi di euro, con un aumento del 3,4% rispetto al 2024 e dell’11,2% rispetto al 2021.


I dati AgCom fotografano la trasformazione dei media: quotidiani in calo, digitale sotto pressione, e-commerce e pubblicità online in crescita nel 2026.

Il quotidiano cartaceo perde ancora terreno

I primi tre mesi del 2026 confermano una tendenza ormai consolidata: le vendite dei quotidiani continuano a diminuire.

Nel periodo considerato sono state vendute complessivamente circa 118 milioni di copie, equivalenti a una media di circa 1,5 milioni di copie al giorno.

Il dato rappresenta una riduzione del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 24,8% rispetto al primo trimestre del 2022.

A soffrire maggiormente nel lungo periodo sono soprattutto le testate locali.

Rispetto al 2025, infatti, il calo delle vendite è stato leggermente più contenuto per i quotidiani locali (-7,3%) rispetto a quelli maggiormente orientati all’informazione nazionale (-7,9%). Se si allarga però l'orizzonte al 2022, la situazione cambia: le vendite delle testate nazionali sono diminuite del 23,6%, mentre quelle dei quotidiani locali hanno perso il 26,6%.

Ancora più evidente è la contrazione del solo formato cartaceo.

Le copie vendute nei primi tre mesi del 2026 sono state circa 85 milioni, pari a 1,1 milioni di copie giornaliere. In un anno il calo è stato del 10%, mentre rispetto al 2022 la riduzione arriva al 32,2%.


Il digitale resiste, ma non cresce più come un tempo

Il passaggio dal giornale tradizionale al formato digitale non sembra tuttavia sufficiente a compensare le perdite della carta.

Le copie digitali, cioè le versioni replica dei quotidiani cartacei, hanno registrato nel primo trimestre 2026 una flessione dell’1,1% su base annua.

Il confronto con il 2022 offre invece un quadro leggermente più positivo, con una crescita complessiva del 4%.


Un altro elemento interessante riguarda la concentrazione del mercato.

Le prime cinque testate per numero di copie digitali raccolgono circa il 63% delle vendite complessive del formato.

Tra i principali protagonisti figurano Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e La Gazzetta dello Sport.

La distribuzione delle vendite appare quindi molto più concentrata rispetto a quella del prodotto cartaceo, segnalando come il digitale favorisca ulteriormente i brand editoriali più forti.


Sport ed economia mostrano una maggiore capacità di tenuta

Non tutti i segmenti dell’editoria seguono la stessa traiettoria.

I quotidiani specializzati, in particolare quelli sportivi, sembrano mostrare una maggiore capacità di resistenza. Negli ultimi cinque anni le copie cartacee dei giornali sportivi sono diminuite del 27,1%, una contrazione comunque importante ma meno accentuata rispetto ad altri comparti.


Più complessa la situazione per i quotidiani economici. Tra il 2022 e il 2026 il formato cartaceo ha perso il 42,8% delle copie, mentre il digitale ha subito una riduzione decisamente più contenuta, pari al 7,6%.

Il dato suggerisce che per alcuni segmenti specialistici il digitale può rappresentare uno strumento più efficace per mantenere il rapporto con il proprio pubblico.


Anche l’informazione online rallenta

La trasformazione digitale dell’informazione non significa automaticamente aumento degli utenti.

A marzo 2026 i siti e le applicazioni di informazione generalista hanno raggiunto complessivamente 37,1 milioni di utenti unici. Rispetto a marzo 2025 si registra una diminuzione di circa 359 mila utenti, pari all’1%.

È diminuito anche il tempo medio trascorso sulle piattaforme informative, con una riduzione di circa tre minuti.


Tra i principali siti di informazione, La Repubblica ha registrato circa 28,8 milioni di utenti unici, pur segnando un calo dell’8,9% su base annua.

Al secondo posto si trova Corriere della Sera, con 26,6 milioni di utenti e una diminuzione dell’8%. In controtendenza TGCom24, che ha raggiunto circa 19,2 milioni di utenti, crescendo del 7,2%.


Il quadro complessivo evidenzia quindi un mercato dell'informazione online ormai maturo, nel quale conquistare nuovi utenti diventa più difficile e mantenere alta l’attenzione del pubblico assume un’importanza crescente.

E-commerce: Amazon resta leader, Temu accelera

Se l’informazione online mostra segnali di stabilizzazione, il commercio elettronico continua invece a mantenere numeri molto elevati.


A marzo 2026 le principali piattaforme di e-commerce hanno raggiunto complessivamente 38,8 milioni di utenti unici, circa 174 mila in più rispetto allo stesso mese del 2025.

Anche in questo caso, però, il tempo medio trascorso sui siti è diminuito di circa tre minuti.


La classifica vede ancora saldamente in testa Amazon, le cui piattaforme hanno raggiunto 36,1 milioni di utenti unici, con una crescita dell’1,5% rispetto a marzo 2025.

Particolarmente significativo è il percorso di Temu.

La piattaforma del gruppo PDD Holdings ha raggiunto 22,4 milioni di utenti, con un incremento del 9,6% in un anno. Il dato assume ancora più rilievo se confrontato con marzo 2023, quando gli utenti erano circa 12,5 milioni.


Più debole, invece, la performance di eBay, che a marzo 2026 ha registrato circa 15,1 milioni di visitatori, in calo del 5,3% su base annua. Anche il confronto con il 2023 evidenzia una progressiva riduzione della platea.


Telecomunicazioni in crescita, editoria in arretramento

I numeri economici relativi al 2025 aiutano a comprendere meglio la trasformazione in corso.

Le aree monitorate dall’AgCom hanno generato complessivamente 58,84 miliardi di euro.

Le comunicazioni elettroniche rappresentano una delle componenti principali, con 29,53 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 27,85 miliardi del 2021.


All’interno del comparto emerge una differenza significativa tra rete fissa e mobile: nei cinque anni considerati i ricavi della rete fissa sono aumentati del 20%, mentre quelli della rete mobile sono diminuiti dell’11,4%.


Anche la spesa sostenuta complessivamente da famiglie e imprese è aumentata, segnando un +1,1% rispetto al 2024 e un +4,3% rispetto al 2020.


TV stabile in crescita, radio senza grandi variazioni

Tra il 2021 e il 2025 il mercato televisivo ha incrementato le proprie risorse di circa 910 milioni di euro, passando da 8,02 a 8,93 miliardi.

La radio, con circa 630 milioni di euro nel 2025, non ha invece registrato variazioni particolarmente significative.


Di segno opposto l’andamento dell’editoria quotidiana e periodica: nello stesso arco temporale il comparto ha perso circa 550 milioni di euro, passando da 3,04 a 2,48 miliardi.

La riduzione complessiva è quindi del 18,2%.


La pubblicità online continua a correre

Il comparto che più di altri beneficia della trasformazione digitale è quello della pubblicità online.

Nel 2021 il valore del mercato era stimato in circa 5,54 miliardi di euro. Nel 2025 ha raggiunto 8,42 miliardi, con una crescita particolarmente consistente nell’arco dei cinque anni.

Ancora più significativo il peso delle grandi piattaforme digitali: nel 2025 la componente pubblicitaria riconducibile alle piattaforme ha raggiunto circa 7,37 miliardi di euro, in aumento del 7,1% rispetto al 2024 e del 63,7% rispetto al 2021.


Un mercato sempre più digitale

I dati dell’Osservatorio restituiscono un quadro nel quale la parola chiave è trasformazione.

La carta continua a perdere copie, ma anche il digitale editoriale inizia a mostrare segnali di maturità. L’audience dell’informazione online è sostanzialmente stabile e il tempo dedicato ai contenuti diminuisce.


Parallelamente, l’e-commerce mantiene una platea molto ampia, con Amazon saldamente al comando e nuovi operatori, come Temu, capaci di conquistare rapidamente quote di attenzione.


Sul piano economico, infine, la crescita della pubblicità online e delle telecomunicazioni si contrappone alla progressiva riduzione delle risorse dell’editoria.


Il risultato è un ecosistema dei media e delle comunicazioni profondamente diverso da quello di pochi anni fa: meno carta, più piattaforme, maggiore concentrazione e un valore crescente della componente digitale. Per editori, aziende e operatori del settore, la sfida non è più semplicemente trasferire i contenuti online, ma costruire modelli capaci di generare attenzione, fidelizzazione e ricavi in un ambiente sempre più competitivo.


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